Ma tu consulente ti ritieni soddisfatto di come stai lavorando e di quanto guadagni?

E’ crisi, ci conviviamo oramai da lunghissimi mesi, e i dati statistici sono tanto certi quanto impietosi: negli ultimi 12 mesi il settore della consulenza ha subito un forte contraccolpo. Le piccole e medie imprese hanno dovuto per necessità di sopravvivenza, tagliare i costi, in maniera drastica, netta ed improvvisa, e le prime ad averne fatto le spese sono state le consulenze.

Al singolo consulente le aziende propongono condizioni sempre meno gratificanti e poco vantaggiose: chiedono non solo una maggiore condivisione del rischio relativo agli interventi proposti, ma anche e soprattutto offrono un compenso fisso minimo, da integrarsi ad un success fee, che dovrebbe incentivare il buon esito del progetto, ma che in realtà offre poche garanzie al professionista.

Si capisce che si tratta di una situazione che richiede, per essere affrontata, calma e sangue freddo, ma che il singolo consulente, da solo, non potrà gestire. Chi opera in autonomia, senza alle spalle una solida struttura di supporto che sia essa un’azienda o un’associazione di professionisti, non ha né le forze economiche, né tanto meno quelle morali per resistere ed affrontare alla crisi. E dato che noi la crisi non vogliamo solo superarla, ma intendiamo cavalcarla a testa alta, urge un cambiamento.

Concordo. Ho notato anch'io che siamo messi così.

Considerazioni molto interessanti.

...dal mondo


Negli Stati Uniti la spesa pubblicitaria in direct marketing continuerà a fiorire anche in presenza di questa economia in affanno, secondo una previsione rilasciata dalla Direct Marketing Association.
Per le previsioni, la spesa di marketing diretto tra cui cataloghi, TV, telemarketing, online e altri media raggiungerà 163 miliardi dollari nel 2011.

...dall'Italia


In Italia, nonostante la crisi, in un anno hanno aperto quasi 74.000 imprese artigiane con una forte concentrazione (43.033 imprese) nella costruzione e installazione per le case "verdi" * Per quanto riguarda i settori tradizionali, quello alimentare (2239 imprese, pari a 0,3 percento) e della ristorazione ( 6.437 imprese, pari a 3,6 per cento) restano un antidoto alla crisi.

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